Grassina, o più esattamente Tegolaia. E' infatti a tale appellativo che fanno riferimento antiche testimonianze "ufficiali",
circa l'esistenza di un borgo lungo le rive dell'Ema.
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Lavandaie grassinesi al lavoro |
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Fino a tempi relativamente recenti, il secolo passato, i due toponimi
Tegolaia
e Grassina sono sempre stati tenuti accuratamente separati. Il
primo (Tegolaia) in origine dava nome ad un territorio posto sulla
riva destra dell'Ema sul quale si trovavano poche case e una chiesetta
dedicata
all'Arcangelo Michele.
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Un paesaggio tipico dei primi del '900 |
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Grassina veniva riferito fin dall'antichità quasi esclusivamente
al torrente omonimo e a qualche casa isolata costruita sulle sue
sponde. Si
definì poi con quest'ultimo nome un borghetto cresciuto sulla sinistra
del torrente alla confluenza del Grassina con l'Ema.
Il piccolo popolo di artigiani e fornaciai a partire dalla metà dell'800
cominciò a ingrandirsi e a sfruttare le acque dei suoi torrenti.
I ricchi ed i nobili fiorentini mandano a Grassina la propria biancheria
da lavare.
Poi saranno i piemontesi durante il periodo di Firenze capitale
a servirsi dei lavandai grassinesi, poi gli albergatori... Nasce
così una
delle caratteristiche che hanno reso nota Grassina in moltissime immagini
diffuse sul finire dell'Ottocento; le candide distese di lenzuoli
ad asciugare al sole, spettacolo che si poteva ammirare fino
a pochi
anni fa
Testo tratto da: "Grassina, il racconto di un paese" di Gian Piero Pagnini e Paolo Pellegrini, Ed. Venturini - Firenze.